BloogCoopBelforte - Cooperativa di Biumo e Belforte

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Nuovo Consiglio di amministrazione.....

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L'assembea generale dei soci tenutasi il mese scorso a provveduto all'elezione di due nuovi Consiglieri  Paolo Cazzola e Walter Prada.
ai quali diamo il bentornato in quanto avevano gia ricoperto in passato questo incarico
un ringraziamento a i Consiglieri dimissionari Paolo Broggini, e al presidente Giovanni Salandin per l'impegno e la dedizione , a dimostrazione che nella cooperazione c’è chi ancora crede e pratica i valori della solidarietà e della mutualità



Tanto tuonò… che piovve

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Poco tempo fa per l'esattezza il venticinque di Gennaio abbiamo festeggiato i suoi primi NOVANTANNI!!
oggi DIVAGANDO qua e la ho trovato un nuovo articolo del noster Ambros, al secolo Ambrogio Vaghi   





Sul Castello di Belforte Fiumi di parole...

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Armonia indispensabile "il presepe delle lenticchie"

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Natale, andar per presepi. Un divertimento per piccoli e grandi che vogliono tornar piccoli, e non solo: anche un pellegrinaggio per prepararsi al giorno di una nascita che da oltre duemila anni affascina le genti. Presepi di ogni fattura, di ogni dimensione. Dai più ricchi realizzati con materiali di pregio e alto senso artistico, spesso più preteso che ottenuto, ai più modesti frutto del riciclo, della fantasia dei singoli e di tanta passione.
Chi volesse godersi la affascinante allegoria del Natale che si avvicina non ha che andare ad Induno Olona nella moderna casa di riposo comunale dell’Asfarm.

Qui per una brillante idea di chi dirige la struttura, la rappresentazione della nascita del Redentore ha voluto sposare la dolorosa attualità che colpisce tante genti del nostro Paese. La grotta della nascita e tutta la rappresentazione natalizia è stata ambientata a Norcia e nel vicino borgo di Castelluccio. Si vedono le rovine prodotte da un terremoto senza fine in un paese di dignitose antiche povertà. Artigiani e popolo lavorano impegnati nei loro mestieri con realistica semovenza meccanica. Come il falegname, il mugnaio, la lavandaia, il ciabattino… Un ricordo di ciò che era la vita in questo borgo o un auspicio di ciò che dovrà tornare grazie a chi ha una voglia di vivere unica al mondo ? La risposta è lasciata alla sensibilità di ogni visitatore ma il messaggio è chiaro: ripartire insieme ed in armonia per rinascere insieme

Si sente tutta la disperazione di coloro che hanno visto crollare i tetti sulle loro teste od il terreno squarciare smisurate ferite ai loro piedi. Il dramma del terremoto. Una immensa, funerea forza della natura che l’Uomo, che pure ha raggiunto le stelle, è incapace di dominare.

Si pensa al perché dell’aggrapparsi a quei ruderi che fino a ieri hanno rappresentato la loro vita. Lasciare e come? La casa e i poveri animali? Sono stati e sono parte della famiglia. Pollame, conigli, pecore, tanti animali domestici come quella mucca dalle gambe spezzate dal crollo. Aveva dato latte burro e formaggio ma ha dovuto essere abbattuta.

Ripartire insieme per rinascere insieme. Lo stesso messaggio che sperano di trasmettere i bravi curatori del presepio dell’Asfarm di Induno: realizzare una creatività nuova in armonia di intenti per concorrere a superare i danni ed i dolori del sisma. Partendo dal basso, dalla comunità locale, raccogliendo l’invito del capo del Governo, Renzi, di dare una unitaria solenne risposta di solidarietà di tutta la nostra Nazione al di là delle divisioni di parte e delle polemiche di ogni giorno. Il tutto non si ferma al presepio. Come già avvenuto al tempo del terremoto emiliano quando vennero venduti per solidarietà quintali e quintali di formaggio grana anche questa volta all’Asfarm non sono stati con le mani in mano. Contattato un produttore locale venderanno rinomati salumi norcini e lenticchie, aiutando concretamente chi laggiù soffre.

Norcia attende l’Evento e nella gigantografia del Presepe incombe su di noi il magnifico frontone della Basilica e il campanile ormai distrutto. Sulla piazza la grande statua di San Benedetto il cui braccio teso in avanti più che benedicente sembra indicare la volontà e la strada della rinascita. Con lo spirito dei benedettini ora ed labora, quello spirito che ha portato nei secoli in Italia e in gran parte di Europa la creatività di questo ordine monastico. Non rinchiuso nei conventi, ma volutamente aperto al territorio, per bonificare terre, innovare le coltivazioni, allevare armenti, in una parola: portare lavoro e ricchezza laddove regnava miseria e disperazione.

La piazza maggiore di Norcia maledettamente torturata da un terremoto che pare non voglia mai concludere il suo drammatico sussultare. L’abbiamo visto in passato questo luogo transitando in automobile alla ricerca delle bellezze ambientali e artistiche dell’Umbria minore. Ci è rimasto un nitido ricordo. L’entrata in una pizzicheria per acquistare qualche celebrato salume locale.

“Siete di Varese? Benvenuti. Siete venuti per le lenticchie?” Le lenticchie? Celiamo. Il gentile pizzicagnolo ignora che questi legumi non hanno mai entusiasmato i nostri palati. Non sono un nostro piatto locale. Al più le gustiamo con zampone o cotechino a Capodanno, in senso augurale perché le lenticchie sono tonde come i soldi e la dea Fortuna dovrebbe portarcene tanti.

Qui per la prima volta abbiamo sentito parlare di Castelluccio e del suo oro. In quei giorni le lenticchie erano in fiore. Non solo da città e regioni vicine giungevano a frotte migliaia di turisti per godersi uno spettacolo unico offerto dalla natura. La fama di questo evento deve essere corsa lontano se tanti stranieri, persino dagli Stati Uniti d’America, arrivavano per ammirarlo.

Noi eravamo già qui, come non approfittarne? Decidemmo di abbandonare il lungo percorso programmato sulla comoda strada statale e di raggiungere il versante marchigiano passando per il borgo di Castelluccio su una strada appena segnata sulle mappe. Uno stretto serpente sterrato, in macadam che lambiva tutto l’immenso colorato mare di fiori. Una meraviglia con emozioni forti. Un infinito, sparso lungo una grande conca montana mentre la brezza trasformava in onde leggere e fluttuanti la cima di quelle piantine. Il borgo spuntò come una sentinella a vigilare che quella magnificenza creata dall’uomo e dalla natura non venisse perduta. Per alcuni chilometri avanzammo estasiati ma col cuore in gola. Mancavano indicazioni stradali, niente parapetti sulle curve. Non pochi i pericoli appena sfiorati ma valeva veramente la pena passare dove siamo passati. Un ricordo incancellabile.

Ora comprendiamo meglio tutte le ansie di quelle genti abbarbicate alla loro terra. Come comprendiamo gli appelli dei sindaci dei luoghi terremotati. Non lasciateci Non abbandonateci dopo i validi aiuti dei primi momenti. Il timore di essere tra non molto dimenticati è grande e non del tutto ingiustificato. È già successo altre volte in occasioni simili. Il Presidente del Consiglio Renzi, ha promesso a quelle genti che tutto sarà ricostruito come prima: case, scuole e chiese. Promessa impegnativa – speriamo – ma di soldi ce ne vogliono molti. Anche dai piccoli rivoli di solidarietà quali offerti dalla visita di un piccolo Presepe o un acquisto di poche lenticchie può venire quell’aiuto di cui la rinascita ha bisogno.




Ambrogio Vaghi ... Il nostro socio!

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«Funicolare al Campo dei fiori, crediamoci»
Ambrogio Vaghi, icona della sinistra varesina, sabato prossimo riceve dal prefetto -su incarico del Ministero della Difesa- la medaglia della Liberazione. Motivo: benemerenze partigiane e patriottiche. A seguire, quelle giornalistiche-imprenditoriali-politiche. Ovvero: responsabile del settimanale Ordine Nuovo, dirigente d’azienda, anima del mondo Coop, iscritto al Pci nel ’45, padre nobile della Socrem. Tanti incarichi di partito e associativi, 23 anni di servizio istituzionale come consigliere comunale. Ancora oggi voce autorevolissima del Pd, è uno dei grandi saggi/galantuomini della città, generoso nei consigli e nella beneficenza. I primi e la seconda dispensati con riservatezza e umiltà. Ultima dote, ma non l’ultima: l’ironia. Anche l’autoironia.

Felice del riconoscimento?
Certo che sì. Eseguo esercizi ginnici d’allargamento della cassa toracica: questa medaglia si aggiunge ad alcune precedenti. E lo spazio ormai è poco.
Che ricordo della guerra partigiana?
Ero un ragazzo, facevo il palo nelle azioni di sabotaggio. I compagni m’invidiavano la pistola che un ufficiale americano aveva nascosto e poi abbandonato in una confezione di marmellata, nella trattoria dei miei genitori a Milano.
Nostalgie del passato?
Il passato va in archivio. Meglio guardare avanti.
Restiamo al presente. Amministrativo. Galimberti è il sindaco che ci voleva?
Lo è. Preparato e tenace. Crede nell’impresa di cambiare Varese, reduce da un lungo periodo di errori e di immobilismo.
E la squadra che lo affianca?
Giudicheremo col tempo. All’apparenza, buona. Provinciali e ridicole le polemiche su Cecchi, Assessore alla Cultura che viene da Firenze. Ne avessimo più d’uno, di Cecchi. A contare è la bravura, tanto più se supportata dall’esperienza.
Ormai il consiglio comunale conta poco. O no?
Conta meno d’una volta, dopo l’introduzione della nuova legge elettiva dei sindaci.
Un bene o un male?
Le funzioni d’indirizzo e controllo restano. E sono importanti. La governabilità altrettanto: e il primo cittadino può dedicarvisi con maggiore autonomia.
Galimberti è partito come doveva?
Mi piace il suo pallino d’infilare il Comune in ogni possibile bando dispensatore di finanziamenti. Se va a segno il colpo da diciotto milioni per riqualificare le stazioni, conquisterà in tre mesi ciò che i predecessori non hanno ottenuto in molte legislature.
Il “vis à vis” settimanale coi cittadini funziona…
Ottima iniziativa. Spero che un giorno la partecipazione cali, avendo gli uffici municipali provveduto a risolvere i problemi senza aspettarne la denuncia. Auspico un cambio di marcia, dalla macchina di Palazzo Estense.
Priorità numero uno?
La questione viabilistica. Varese deve dotarsi di un nuovo piano della mobilità. Modificare lo schema del traffico privato, migliorare l’offerta di trasporto pubblico.
Funicolare da incentivare, tutti d’accordo. Ma come?
Funicolari. Non funicolare. Si può e si deve ripristinare quella per il Campo dei fiori, adesso che l’ex Grand Hotel lo hanno comprato privati che lo verosimilmente lo trasformeranno in luogo di residenza, visita, soggiorno.
Intanto che si fa con quella per il Sacro Monte?
Si permette al traffico privato d’arrivare alla stazione di partenza. Lì a fianco un parcheggio inserito ad hoc nell’ambiente e collegato da un senso unico alternato, sulla strada già esistente, al piazzale Montanari. Allora sì che la gente userà la funicolare ogni giorno.
Critica facile: è uno sfregio alla natura…
Replica facilissima: è semplice realismo. Si può far tutto, alla condizione di farlo bene.
È realismo anche unire l’Isolino Virginia alla terraferma con una passerella o un ponte?
Ovviamente. Era ora che si desse un corredo progettuale a una buona idea. Le visite ai patrimoni dell’umanità vanno incentivate, non il contrario. Correttamente, si capisce. E qui vale il discorso appena accennato per il Sacro Monte e il Campo dei fiori.
L’ex caserma di piazza Repubblica resisterà al cedimento o cascherà, come si teme?
Reggerà, ma il lavoro di consolidamento e restauro si prevede imponente”.
Dentro, che cosa metterci?
Non la biblioteca civica. Sale per associazioni, un sito di rappresentanza dell’Università dell’Insubria, reperti museali. E la sede dei vigili urbani, come stabilito.
Sul versante dirimpetto nella piazza, il nuovo teatro?
Non ci sono i soldi pubblici necessari. Né si può regalare un versante della collina di Bosto all’edificazione privata per ottenerli.
Dunque ci rassegniamo?
Beh, l’Apollonio svolge la sua funzione. E ci sono il Politeama e il Vittoria da recuperare all’uso collettivo. Poi si vedrà. I finanziamenti
oggi non reperibili, magari lo diventeranno domani”.
A finire: la varesinità esiste ancora?
Di sicuro. I nostri antichi valori resistono. Ogni tanto si ossidano, ma è sufficiente una lucidata e tornano a brillare.
Due sopra tutti: sobrietà e concretezza?
Aggiungiamoci la modestia: il fare in silenzio.








HA SETTANTANNI E PIU'...MA MANTIENE IL PASSO CON I TEMPI.

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Questo di coopbelforte  è un blog collettivo di  società, democratico, aperto, progressista, sensibile a ogni istanza di rinnovamento culturale, sociale, economico per il quartiere di belforte; come tale intende presentarsi all'esterno. La redazione si propone, in questo senso, di vigilare affinché i contenuti non presentino derive reazionarie e integraliste, il tutto nel massimo rispetto della persona e dell'alterità, in un'accoglienza della diversità che non degeneri mai in complicità, acquiescenza o qualunquismo. Con questi criteri, aspira a essere una presenza efficace  nel panorama socio-culturale del quartiere e possibilmente uno strumento  di aggregazione  con i valori umani in cui la persona si riconosce in ogni spazio e in ogni tempo, al di là di fedi, credenze e tessere politiche.



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